Missionletter 5
2 luglio 2002
Beato te se...
“Guai a me se non predicassi il Vangelo” (1 Cor 9,16), diceva S. Paolo. In altri termini, beato me se annuncio il Vangelo! Gioia, allegria, felicità, beatitudine per chi decide di annunciarlo con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la vita… Ma di quale gioia si tratta?
Una gioia paradossale, caratteristica dello spirito delle Beatitudini (cfr. Mt 5), una gioia che il mondo non ci potrà togliere, quella che Paolo VI chiamava alla fine della lettera Evangelii Nuntiandi “la dolce e confortante gioia d’evangelizzare”.
Beato te se annunci con gioia il Vangelo. Annunciare gioiosamente il Vangelo rende l’annuncio molto più credibile: proclamare “Gesù è risorto! Alleluia!” con una faccia triste è difficilmente comprensibile… Madre Teresa diceva che il sorriso è una rete con la quale si “catturano” le anime! Ora il sorriso non è l’espressione più semplice e più umana della gioia? Si potrebbe ripartire da un sorriso… Se, come lo diceva Gesù a S. Pietro, siamo pescatori di anime, allora pescheremo con più efficacia.
Beato te se non tieni per te ciò che hai ricevuto gratuitamente! Gioia nel dare, più che nel ricevere, “perché Dio ama chi dona con gioia”. (2 Cor 9,7). E se non senti sempre questa gioia, se a volte testimoni nell’aridità, ricordati che questa gioia è anche un dovere (cfr. 1 Cor 9,16) e quindi può significare fatiche, sofferenze, persecuzioni… ma rimarrà sempre una beatitudine, fosse anche l’ultima (cfr. Mt 5,10-12).
Una gioia che urge, perché sono tanti quelli che stanno morendo di tristezza, di depressione, di infelicità, di delusione, di assenza totale di gioia! Contro questa “lebbra” diffusissima, la gioia può risuscitare tanti cuori moribondi. Ma contro questa “lebbra”, mi devo anche proteggere per non esserne contagiato! Come?…
Tornando spesso alla fonte della gioia: il Signore, che infonde in me la sua gioia nella preghiera, con la sua Parola, con i suoi sacramenti, ecc… “Gioia mia, Cristo è risorto” esclamava spesso il grande santo russo Serafino di Sarov. Ecco l’essenza della nostra gioia: Gesù è vivo, mi accompagna, mi è vicino, e vuole incontrare ogni uomo, ogni donna…
E’ il Buon Pastore venuto per la pecora perduta, e quale gioia in Cielo quando una sola ritorna nell’ovile più che per le 99 che non hanno bisogno di salvezza! Ecco un'altra dimensione della gioia dell’evangelizzatore: partecipare all’allegria del Padre per il figlio prodigo scampato alla morte.
Allora si capisce che la gioia dell’annuncio, la gioia dell’annunciatore non può che crescere giorno dopo giorno, e diventare sempre più “pericolosa” cioè contagiosa: come lo cantano i nostri fratelli d’Oriente, con la sua croce, la gioia ha invaso il mondo intero! Possa davvero essere così, e possiamo essere strumento di questa beata “invasione”, laddove viviamo, studiamo, lavoriamo, soffriamo, gioiamo, tutti i giorni, in ogni momento…
Se infatti siamo davvero felici di seguire Gesù – e lo siamo, no? - allora saremo ancora più felici di permettere ad altri di seguirlo. Una sola pecora ritrovata…. Più gioia in Cielo!
Pier Aguila

