Missionletter 6
2 agosto 2002

Le occasioni non opportune...
 

Annunciare il Vangelo, d’accordo! Ma come, dove, quando? Devo aspettare che ci siano tutte le condizioni favorevoli, per non fare gaffe, per non rischiare di urtare la sensibilità delle persone che incontro, per non mancare di rispetto? Non c’è dubbio che l’annuncio di Cristo deve esser fatto con delicatezza, “in modo rispettoso delle coscienze” (GP II - Redemptoris Missio n°7). Ma quante volte sono confrontato con queste domande: parlo o non parlo? Annuncio o taccio? Subito o un po’ più tardi?…

“Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna…” (2 Tm 4,2),

ci risponde S. Paolo. Si tratta infatti di un consiglio che rivolge al suo figlio spirituale Timoteo. Anche se l’Apostolo parla in un contesto particolare e per un ministero particolare, questa sua insistenza sull’annuncio della Parola in ogni sorta di occasione mi sembra essere una delle caratteristiche essenziali dell’evangelizzazione. Nei versetti successivi, S. Paolo ci spiega il perché di questo comando: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.”
In altre parole: non sapete quanto tempo avete ancora, e quindi cogliete tutte le occasioni per testimoniare l’Amore di Cristo che è venuto per tutti!
“In occasione non opportuna”… cosa vuol dire? Semplicemente: anche quando non ci sono tutte le condizioni per un annuncio liscio e senza problemi; oppure: annunzia con audacia, non lasciarti intimidire! Sempre con amore, delicatezza, rispetto, ma niente vergogna, compromessi, vigliaccheria! Audacia è davvero una parola d’ordine dell’evangelizzatore: occorre chiedere al Signore di farcene dono ogni giorno. L’audacia ha un fratello che si chiama coraggio: con l’audacia anche lui può venire fortificato dallo Spirito Santo. Il Cardinale polacco Wyszinski diceva che dopo l’amore, la caratteristica principale del discepolo di Gesù è il coraggio…
Il doppio ingrediente audacia/coraggio in effetti è indispensabile nella ricetta dell’evangelizzazione: nella maggior parte dei casi, la gente non sembra pronta ad accogliere il Messaggio, anche se è una Buona Novella! (e non parlo delle situazioni “estreme” come l’evangelizzazione in discoteche ad esempio!) Incontriamo sicuramente più occasioni non opportune che occasioni opportune!
Magari certe situazioni nelle quali ci troveremo durante le vacanze estive (per chi le può avere) saranno l’occasione di verificare il “livello” del nostro coraggio. E se ci sentiremo poveri, per non dire vigliacchi, non scoraggiamoci! La verifica sarà chiara: vorrà dire che ci dobbiamo mettere in ginocchio e mendicare dal Signore l’audacia e il coraggio indispensabili alla missione! Vorrà dire forse che non “utilizziamo” abbastanza il dono di fortezza che abbiamo ricevuto al momento del Battesimo e della Cresima, e anche il dono di consiglio e quello di sapienza che ci aiutano a valutare le vere occasioni non opportune dove si può insistere dalle altre dove bisogna pazientare, come lo spiega Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi (n° 79): il primo segno dell’amore che deve animare l’evangelizzatore è

“il rispetto della situazione religiosa e spirituale delle persone che vengono evangelizzate. Rispetto del loro ritmo, che non si ha diritto di forzare oltre misura. Rispetto della loro coscienza e delle loro convinzioni, senza alcuna durezza”.

Infine, non dimentichiamo che il coraggio e l’audacia vanno di pari passo col fervore, la cui mancanza è definita da Paolo VI un grave ostacolo all’evangelizzazione. Il fervore dello spirito è frutto di una vita di preghiera, cioè di unione col Signore, attraverso la meditazione della Parola, i sacramenti, la carità, ecc…
P
reghiamo dunque gli uni per gli altri e per tutti coloro che vogliono essere annunciatori del Vangelo in questo mondo che ha bisogno di

“di ricevere la buona novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia di Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno sia annunziato” (Evangelii Nuntiandi n°80).

Mettere in gioco la propria vita per il Vangelo: ecco il coraggio che vi auguro!

In Cristo,
P. Pier Aguila

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