Missionletter 7
2 settembre 2002
Dappertutto...
Questa parolina banale, utilizzata nel linguaggio di tutti i giorni, è infatti una delle ultime parole del Vangelo di Marco (Mc 16,20). “Predicarono dappertutto” è infatti la risposta concreta ed impegnativa degli Apostoli all’ordine di Gesù che troviamo 5 versetti prima:
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).
Appena tornato da una missione sulle spiagge di Torre del Lago e di Viareggio che ha visto impegnati giorno e notte una settantina di giovani provenienti da varie parti d’Italia e da altre nazioni, questo “dappertutto” risuona nei nostri cuori con una acuità e un’urgenza particolare. Questa missione ci ha confermato l’affermazione di Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi (n°57):
“la Chiesa vede davanti a sé una immensa folla umana che ha bisogno del Vangelo e vi ha diritto, perché Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità (1 Tm 2,4)”
Dappertutto vuol dire: senza nessuna eccezione, senza nessun limite né di tempo né di spazio. Nessuna creatura e nessun luogo devono essere esclusi da questo annuncio della Salvezza. Secondo l’Evangelista S. Luca, le ultimissime parole di Gesù prima di salire al Cielo furono: “fino agli estremi confini della terra” (At 1,8), un altro modo di dire: “dappertutto”. Ma attenzione! Quali sono questi estremi confini della terra? Certamente tutti i popoli verso i quali la Chiesa è mandata: ad gentes. Ma sono anche gli estremi confini della mia terra, della mia nazione, della mia regione, della mia provincia, della mia città, del mio paese, del mio quartiere, della mia famiglia…
Questi “estremi confini” e questo “dappertutto” mi spingono ad uscire, a testimoniare, e non solo laddove vivo e lavoro (è il minimo!), ma anche ad andare fino ai luoghi dove pochi discepoli di Gesù vanno per annunciare in un modo o nell’altro il Vangelo. Se siamo pronti, come gli Apostoli, ad andare dappertutto, lo Spirito Santo, protagonista n° 1 della missione, ci aprirà le porte e ci guiderà in luoghi desertici, dove folle intere muoiono di fame.
Un solo esempio tratto dalla missione-spiagge appena conclusa: quando all’una del mattino vedevamo queste migliaia di giovani recarsi nelle discoteche, come non risentire l’angoscia di Cristo della quale parla Paolo VI?
“Conscia del suo dovere di predicare la salvezza a tutti, sapendo che il messaggio evangelico non è riservato a un piccolo gruppo di iniziati, di privilegiati o di eletti ma destinato a tutti, la Chiesa fa propria l’angoscia di Cristo di fronte alle folle sbandate e sfinite “come pecore senza pastore” e ripete spesso la sua parola: “Sento compassione di questa folla”. (EN n°57)
Come non sognare che in ogni luogo, anche il più buio, il meno propizio all’annuncio del Vangelo, ci sia sempre qualche discepolo di Gesù pronto a rispondere a chiunque gli domandi ragione della speranza che è in lui (cfr. 1 P 3,15)? Non è questo il comando del Signore? Dappertutto, ad ogni creatura, fino agli estremi confini della terra…
Oltre l’audacia e il coraggio dei quali parlavamo nell’ultima Missionletter, ci vuole anche la preparazione, la formazione e la comunità perché il missionario è sempre mandato, e non agisce in modo isolato. Ci vogliono anche tanti sacrifici (ne riparleremo…). Ma tutto questo si vive sul terreno della missione, in situazione di evangelizzazione. L’annuncio del Vangelo dappertutto è concretezza, azione, esperienza, e poi rilettura per ripartire di nuovo, sempre, dappertutto…
Allora, al lavoro! Non c’è tempo da perdere! Almeno una pecora smarrita ti aspetta oggi: lo Spirito Santo ti guidi verso di lei. Coraggio e soprattutto fiducia: è Gesù il Padrone della messe!
In Cristo,
P. Pier Aguila

