Missionletter 9
2 novembre 2002
“Molto di più…”
“Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.” (2 Cor 11,23)
Ecco il programma di chi vuole essere evangelizzatore come lo fu S. Paolo, modello per eccellenza del missionario! La Parola di Dio è chiarissima e ci fa entrare nel realismo dell’evangelizzazione. Certo, non è l’unica parte del programma… meno male! Ma le prove di tutti i tipi fanno parte della missione: ignorarlo sarebbe illuderci. L’evangelizzazione non è e non sarà mai un’attività romantica o sentimentale…
S. Paolo dichiara un po’ più avanti nella stessa 2° lettera ai Corinzi (12,12) che tra i “segni del vero apostolo” troviamo, accanto ai “segni, prodigi e miracoli”, una pazienza a tutta prova! Di solito ci soffermiamo sui prodigi e ciò non è sbagliato a condizione che si consideri ugualmente questo altro segno che caratterizza il vero apostolo: tener duro, con la grazia di Dio, qualunque siano le prove che si incontrano. Più volte S. Paolo ci descrive le sue prove come ad esempio in 2 Cor 11,24-28 (cfr. anche 1 Cor 4,9-13):
“Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese.”
Ogni evangelizzatore può scrivere la propria lista! In effetti non dobbiamo sognare un’evangelizzazione senza croce, per il semplice motivo che il Salvatore che annunciamo, l’Unico Salvatore, è passato attraverso il crogiuolo della croce che lui stesso chiama un “battesimo” e che collega al fuoco che è venuto a “gettare” (letteralmente) sulla terra (cfr. Lc 12,49-50). Croce e evangelizzazione sono quindi inseparabili.
Il Concilio Vaticano II, nel Decreto Ad Gentes, sviluppando la spiritualità missionaria, spiega che “il missionario diventa infatti partecipe della vita e della missione di colui che “annientò se stesso, prendendo la natura di schiavo” e che “egli deve rendere testimonianza al suo Signore fino a spargere, se necessario, il suo sangue per lui”. (n°24)
Nei nostri paesi occidentali, tranne eccezione rarissima, non rischiamo lo spargimento del sangue per Gesù; ma c’è un modo non incruento di versare il proprio sangue per Gesù: sono tutte queste prove provenienti direttamente dalla nostra testimonianza evangelica in un mondo che spesso rifiuta Dio.
Nello stesso passo del Concilio, leggiamo che il missionario deve essere “perseverante nelle difficoltà, paziente e forte nel sopportare la solitudine, la stanchezza, la sterilità nella propria fatica…” imparando “ad essere contento delle condizioni in cui si trova”. (n°25)Che pubblicità per la missione! Eppure, è così! Ma non preoccupiamoci! Il Signore non manda i suoi discepoli alla morte: sono rivestiti dalla vittoria della Risurrezione. Niente ci potrà danneggiare, anche se siamo mandati come agnelli in mezzo a lupi (cfr. Lc 10). Lo Spirito del Signore ci accompagna e ci assisterà in ogni forma di testimonianza. E se umanamente, rimaniamo deboli, non è un handicap per la missione, anzi!
“Mi sono fatto debole con i deboli…; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo…” (1 Cor 9,22-23).
Ad ogni costo… Senza guardare alla spesa! Perché un anima non ha prezzo!
Magari arrivassimo un giorno a dire in verità come S. Paolo:
“Se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza.” (2 Cor 11,30)
perché
“le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.” (Rm 8,18)
Qualunque siano le difficoltà, gli ostacoli, le sofferenze, ricordiamoci sempre che l’evangelizzazione è prima di tutto opera di Dio, come l’afferma Giovanni Paolo II: “Le difficoltà sembrano insormontabili e potrebbero scoraggiare, se si trattasse di un’opera soltanto umana”. (Redemptoris Missino n°35). Che la co-patrona delle missioni, S. Teresa di Lisieux, la cui festa ha aperto il mese missionario appena concluso, ci aiuti a dire come lei: “Non mi scoraggerò mai!”
In Cristo,
P. Pier Aguila

