Missionletter 10
2 dicembre 2002

“E voi non avete voluto…”
 

Cosa non hanno voluto? Essere raccolti da Gesù come una gallina che raccoglie la sua covata sotto le ali, come ci dice il Vangelo di Luca (13,34). Tutti i giorni durante la S. Messa, la Chiesa risponde a questo pianto di Cristo su Gerusalemme, implorando (Preghiera eucaristica III): “Ricongiungi a te, Padre misericordioso, tutti i tuoi figli ovunque dispersi”. Perché la Chiesa ha capito subito che l’ultima, per non dire l’unica, Volontà del Padre è che tutti siano salvati, che nessuna vada perduto.
Eppure nello stesso Vangelo di Luca, qualche versetto più avanti, sentiamo: “Tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi.” Si tratta degli invitati al banchetto: rifiuto! Per mille ragioni, apparentemente valide!
D’altronde, non è così che è iniziata la vita sulla terra del Figlio dell’uomo, come lo ascolteremo nuovamente a Natale: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto (Gv 1,11)? Non mancano i passi della S. Scrittura che sottolineano questo rifiuto da parte dell’uomo: citarli tutti rischia di scoraggiarci! Eppure bisogna guardare in faccia questo aspetto costante dell’evangelizzazione: attraverso l’annuncio del Vangelo, Gesù continua a venire fra la sua gente, e i suoi continuano a scusarsi o addirittura a respingerlo.
Sperimentiamo questo sulla nostra pelle quando annunciamo chiaramente Cristo e quando la nostra testimonianza viene respinta, rifiutata e a volte presa in giro. Non è sempre un rifiuto violento, può essere delicato, sottile, ma il risultato è lo stesso: non c’è posto per lui nell’albergo (cfr. Lc 2,7). Allora cosa fare, come reagire?
Innanzitutto, guardare a Gesù per imitare Lui il Primo e l’Unico perfetto Missionario. Sarebbe potuto tornare a casa, dicendo: “Non mi volete, non v’interessa la mia Buona Novella, va bene, sbrigatevela da soli, io torno da mio Padre!” Ma grazie a Dio, Cristo non si è arreso al primo rifiuto, né al secondo, né al millesimo, né…. Si arrenderà mai!
In effetti l’incontriamo di nuovo nell’Apocalisse, il libro che ci parla del tempo della Chiesa, del nostro tempo: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). Capiamo meglio questo versetto quando, animando le missioni al popolo, andiamo per le vie dei paesi e bussiamo alle porte della gente… a volte ceniamo con loro, a volte no! Quante lezioni concrete riceviamo durante questo porta a porta: dopo questa esperienza, capiamo meglio cosa vuol dire per Gesù bussare e trovare la porta del nostro cuore chiusa…
Chi vuole evangelizzare si deve preparare all’insuccesso e al fallimento: fa parte del programma! Segna una buona parte della dimensione umana e visibile dell’evangelizzazione. Non dimentichiamo il “fallimento” umano per eccellenza: la Croce! Eppure essa è contemporaneamente il momento della Vittoria sulla morte e sul Male! L’Inviato del Padre viene ucciso, come lo sono stati i profeti mandati a Gerusalemme: il missionario è inviato anche lui, e anche lui conosce l’opposizione.
Se quindi la nostra testimonianza ogni tanto viene rifiutata, se conosciamo il fallimento dell’impresa missionaria, niente di strano! Inutile lamentarsi! Anzi ci dovremmo rallegrare: “Beati quando vi insulteranno… rallegratevi ed esultate!” (Mt 5,11). Possiamo anche cogliere queste occasioni di fallimento per lasciare che vengano purificate le motivazioni della nostra evangelizzazione. Infatti mi posso chiedere: perché annuncio Cristo? Cosa cerco? Cosa aspetto da questa missione? Lo faccio per me o per Lui, o per loro? Ricordiamoci: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. (Lc 17,10)
Grazie a Dio, se tanti non vogliono, se molti si scusano, “a quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Ecco la nostra speranza: l’Amore vincerà! Il fallimento è passeggero! Ad ogni momento, la situazione si può capovolgere: è Dio che converte, Lui solo può toccare il cuore, anche quello più indurito. Ci vuole questa certezza, che è fiducia assoluta nella potenza del Signore. Allora, nessuno scoraggiamento! Anzi ritroviamo un nuovo coraggio per intensificare la missione a noi affidata.

“Nonostante tali avversità, la Chiesa ravviva sempre la sua ispirazione più profonda, quella che le viene direttamente dal Maestro: A tutto il mondo! A tutte le creature! Fino agli estremi confini della terra” (Paolo VI, in Evangelii Nuntiandi n°50)

“Conserviamo dunque il fervore dello spirito. Conserviamo la dolce e confortante gioia d’evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime. Sia questo per noi… uno slancio interiore che nessuno, né alcuna cosa potrà spegnere.” (idem, n°80)

I fallimenti si succedono, la missione continua! Duc in altum!


Santo Natale e Felice Anno Nuovo!

In Cristo,
P. Pier Aguila

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