Missionletter 17
2 luglio 2003
Sono venuto a portare il fuoco…
Di quale fuoco parla Gesù in Lc 12,49, fuoco che vuole tanto vedere già acceso? Il fuoco può simboleggiare varie realtà. Forse il modo più giusto per entrare nel pensiero di Gesù è di cercare questo fuoco nella Tradizione biblica. 456 volte nell’Antico Testamento e 72 volte nel Nuovo! Quanto fuoco nella Parola di Dio!
Uno dei primi passi più suggestivi concerne il Roveto Ardente in Es 3:
“Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.”
Si tratta quindi di un fuoco che ha perso le sue caratteristiche distruttive, un fuoco che non fa del male; ed in questo fuoco appare il Signore. Si tratta del fuoco di Dio.
Ritroviamo questa presenza di Dio “nel fuoco” in Es 13,21-22:
“Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.”
E poi sul monte Sinai in Es 19,18:
“Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto.”
Addirittura il fuoco è la forma che prende la Gloria di Dio, come leggiamo in Es 24,17:
“La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna.”
In questa fuoco il Signore parla…
“Il Signore vi parlò dal fuoco…Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti; sulla terra ti ha mostrato il suo grande fuoco e tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco.” (Dt 4,12.36)
e purifica:
“Tale è l'olocausto perenne, offerto presso il monte Sinai: sacrificio consumato dal fuoco, soave profumo per il Signore”. (Nm 28,6)
E’ interessante il fatto che il fuoco era sempre acceso nel Tempio di Gerusalemme. Questo fuoco diventa addirittura il simbolo di Dio stesso:
“perché il nostro Dio è un fuoco divoratore.” (Eb 12,29.)
Da questi passi capiamo che il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra è prima di tutto la sua Parola che brucia il cuore e che purifica. In effetti…
“voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.” (Gv 15,3)
La Parola che non si può contenere nel cuore, come è successo per il profeta Geremia 15,16; 20…
”Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti… Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.” (Gr 15,16;20, 9b)
Tra le righe sentiamo una certa “violenza” che è espressa in Lc 12,49 dal verbo greco “balein” che non è significa solo “portare” ma letteralmente “lanciare”, “gettare”.
Nel cuore della sua predicazione, Giovanni Battista fa questa promessa:
“Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco.” (Mt 3,11)
Perché “Spirito Santo e fuoco”? Forse perché appunto questo fuoco è la Parola di Dio, oppure per insistere, come si fa nella Bibbia, su questo Spirito Santo che è anche lui fuoco.
L’Evento della Pentecoste in cui scende il fuoco sulla Chiesa nascente, ci mostra chiaramente il legame strettissimo tra Parola e Spirito: è proprio nel giorno di Shavuot, in cui Israele festeggia il dono della Torah nel fuoco sul monte Sinai che il Signore effonde il fuoco del suo Spirito Santo sugli Apostoli, lo stesso Spirito che scese su Maria e permise al Verbo, al Parola di Dio, di farsi carne.
E’ questo fuoco della Parola e dello Spirito che Gesù ci manda a “lanciare” dappertutto. E come vorrebbe che fosse già acceso. Sicuramente è già acceso da quando Gesù ha pronunciato queste parole 2000 anni fa, ma si deve ancora accendere in tanti cuori… Non scoraggiamoci nel portare questo fuoco perché i cuori sono aridi, senza acqua da tanto tempo, e basta una scintilla per far divampare un incendio come succede in tempo di siccità.
Missionariamente, in Cristo,
P. Pier Aguila

