Missionletter 24
2 febbraio 2004
“Portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore”
Una delle maggiori tentazioni del missionario è quella di pensare, più o meno coscientemente, che i risultati del suo apostolato siano opera sua. Ciò non è completamente sbagliato, ma è profondamente incompleto! In effetti, i carismi, i talenti, le possibilità, i mezzi, la salute che ci permettono di annunciare il Vangelo sono doni del Signore. Ma non solo! Certo, siamo noi che seminiamo, ma non siamo noi che facciamo crescere il seme! Solo il Signore fa fruttificare ciò che i suoi servi seminano:
“Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.” (2 Cor 9,10)
Gesù è stato chiaro con noi, come ad esempio troviamo scritto in Lc 17,10:
“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.
La parola “inutile” ci potrebbe scioccare oppure scoraggiare: “se sono inutile, perché stancarmi?”… Questo non è disprezzo da parte di Gesù, ma solo un modo di spiegarci “non siete voi i padroni della Messe, sono io!” Fare ciò che il Maestro ci comanda non è niente di straordinario:
“Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è per me un dovere”. (1 Cor 9,16)
Come evitare, allora, la tentazione di appropriarci della missione affidataci? La Festa che oggi rallegra il nostro cuore, ossia la Presentazione del Signore al Tempio di Gerusalemme, ci indica una via regale: l’offerta! Seguendo l’esempio di Maria e di Giuseppe, che pur avendo ricevuto il tesoro più prezioso del mondo, il Verbo fatto uomo, lo offrono al Signore con gioia e fiducia.
Anche noi, tutti i giorni, possiamo presentare al Signore ciò che siamo e ciò che facciamo, in modo particolare la missione che ci è stata affidata. Questo movimento di offerta continua ci permette di riconoscere chi è il Padrone della Messe e rimettere tutto nelle sue mani. Presentare al Signore le fatiche ed i frutti della nostra evangelizzazione è un modo di dirgli: “Padre, questa non è la mia opera, ma la tua! Te la offro insieme a Gesù tuo Figlio, che mi ha chiamato a lavorare con lui nella tua Vigna! Ti lodo per questo privilegio e ti chiedo di moltiplicare i frutti che oggi ti presento.”
Non è certo facile investire tante forze e tanta energia nell’opera di evangelizzazione, per poi dover ridare tutto al Signore, ma è la dinamica stessa della missione avviata da Gesù in persona:
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.” (Mt 10,8)
Questa logica della presentazione ci preserverà da ogni inganno dello spirito del mondo che tenta sottilmente di rovinare l’Opera del Signore, suggerendoci dei possibili guadagni personali! Non vogliamo guadagnare niente nell’annunciare il Vangelo, perché la ricompensa, l’abbiamo già: la gioia di servire il Signore! Cosa potremmo sognare di più grande, di più meraviglioso? Essere collaboratori del Re dei re, del Signore dei signori! Partner di Colui che ci ama di un Amore incondizionato! Sia esaltato nella nostra vita e nelle nostre opere! A Lui solo la Gloria oggi, domani e per sempre! Alleluia!
Missionariamente, in Cristo,
P. Pier Aguila

