Missionletter 25
2 marzo 2004
“Mi leverò e andrò da mio padre”
Una delle icone evangeliche più suggestive che ci aiuta a vivere fino in fondo questo tempo della Quaresima è sicuramente quella del figlio prodigo (Lc 15,11-32), meravigliosa parabola della conversione, del ritorno alla casa del Padre. Troviamo, in effetti, in questa parabola tanti particolari che ci sono di aiuto per il nostro cammino alla sequela di Gesù. Tra tutti questi dettagli, vorrei sottolinearne uno che ci può far scoprire come vivere questo tempo penitenziale in modo missionario…
Interrogo la Parola e le chiedo: come mai il figlio prodigo ha avuto l’idea di ritornare a casa? Quando ebbe fame, qual è stato il suo prima pensiero?
“Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza…” (Lc 15,17)
Prima di pensare al padre, si è ricordato dei servi del suo babbo che erano felici, che avevano tutto il necessario per vivere bene, anzi avevano tutto in abbondanza! Sicuramente questo pensiero non è stato l’unico a spingerlo sulla strada del ritorno e quindi della salvezza, ma lo avrà aiutato ad avere il coraggio di vincere il proprio orgoglio e di ritornare (cfr. la techouva, in ebraico = conversione). Il pensare a questi servi felici, in un certo modo, gli avrà aperto una nuova via, quella della salvezza.
In questo tipo di parabola, ci possiamo immedesimare con vari personaggi: col figlio prodigo ovviamente, ma anche col figlio maggiore… e perché no con questi famosi salariati del padre. In effetti, viviamo nella casa del Padre e la sua Providenza ci accompagna tutti i giorni in tal modo che niente di essenziale ci manca. Ebbene anche noi possiamo dar voglia a tanti figli prodighi di ritornare alla casa del Padre. Se testimoniamo con la vita e con le opere che si sta bene alla presenza del Padre, che con Lui non temiamo niente, delle persone che stanno morendo di fame spirituale saranno spinte dalla nostra testimonianza ad imboccare la strada che porta al Signore… Alcuni forse si ricorderanno di un incontro avuto con noi e, rientrando in sé, diranno: “Come sembrava contenta questa persona che ho incontrato l’altro giorno! Non sarebbe il caso di seguire la strada che l’ha portata a questa felicità? Non ho più niente da perdere, ci provo!”
In altre parole, l’evangelizzazione comincia con questo “dar voglia” suscitato da una gioia contagiosa. Perciò è così importante alimentare questa nostra relazione col Padre, continuando ad avvicinarci a Lui e lasciandoci abbracciare da Lui. Questo abbraccio, vissuto nella fede, farà di noi dei “salariati” sempre più felici e sempre più “contagiosi”.
Nella casa del Padre, il pane è sempre abbondante: la nostra vita deve riflettere questa sovrabbondanza della quale il Padre vuole far approfittare tutti, senza eccezione. Ma il Padre non moltiplica solo il pane, moltiplica anche la gioia come si legge nel profeta Isaia 9,2: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.” Che bell’impegno missionario quaresimale: permettere al Signore di moltiplicare la gioia nella mia vita! Cercare questa gioia, con tutti i mezzi che sono a mia disposizione: preghiera, sacramenti, carità, ecc. Più crescerà questa letizia nella vita dei discepoli di Gesù, più saranno abbondanti i frutti dell’evangelizzazione. Non è questo un impegno di Quaresima originale e fecondo?
Allora, tanti potranno dire: “Mi leverò e andrò da mio padre”, perché saremo stati dei buoni cartelli indicatori… avremo ricordato la direzione giusta, quella delle braccia del Padre sempre disponibile per accogliere il suo figlio. Santa Quaresima a tutti!
Missionariamente, in Cristo,
P. Pier Aguila

