Missionletter 32
2 dicembre 2004

“Fecero cenno…”
 

Vi scrivo questa nuova piccola lettera missionaria da una terra di missione ad gentes, da un angolo del mondo dimenticato quasi da tutti, in mezzo alla foresta amazzonica brasiliana, dove, da 5 mesi, alcuni fratelli e sorelle della comunità delle Beatitudini hanno il privilegio di vivere con un popolo meraviglioso (per ulteriori informazioni su questa avventura missionaria, potete visitare il nuovo sito http://fastmission.it ).
Partendo da questa esperienza concreta, a poche settimane dal Natale del Signore, inizio della Grande Missione del Figlio di Dio, vorrei riflettere con voi su una dimensione già evocata in qualche altra Missionletter e che diventa realtà in una missione come quella di Anajas (è il nome del paese dove operiamo nel Nord del Brasile). Il versetto 7 del famoso capitolo 5 di S. Luca, dal quale il Papa ha tratto lo slogan per il Terzo Millennio: “Duc in altum!”, è come una parabola di questo lato essenziale dell’evangelizzazione. Siamo in piena pesca miracolosa e il lavoro è troppo per i pochi operai, hanno bisogno di aiuto. Leggiamo:

“Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.”

Più che un semplice aiuto, si tratta qui di una vera collaborazione. Gli altri apostoli diventano partecipi di questa pesca, autentici partner di un’opera che li supera tutti. Il Signore ha operato, anzi li ha preceduti come sempre precede ogni azione evangelizzatrice, ma come sempre, invita i suoi discepoli a lavorare, a faticare, e fa sì che abbiano bisogno di unirsi tra loro per portare a termine il lavoro apostolico!
Davanti all’immensità della messe, ben raffigurata dall’immensità della foresta amazzonica che ho sorvolato l’altro giorno, il Signore ci invita alla preghiera incessante affinché mandi operai nella sua messe. Ma questi missionari così attesi da popoli che hanno fame e sete dell’Amore del Vangelo, non cadranno dal cielo! Simon Pietro e probabilmente un altro apostolo nella barca di Luca 5 non ce la facevano; l’esito positivo della pesca è stato reso possibile perché altri compagni erano vicini e disponibili per dare una mano. Senza dimenticare il “cenno” fatto da Pietro. Immagino il primo Papa dirci oggi: “Aiutateci, per favore! Abbiamo davvero bisogno di voi! Anche voi potete diventare pescatori di uomini!” In effetti, non è questo che incessantemente ci ripete il successore di Pietro?
Quando due piccole barche si uniscono, avvengono miracoli missionari! Cioè possono nascere missioni che il giorno prima sembravano impossibili, pur essendo così necessarie. Nascere ma anche continuare, perseverare, grazie alla perseveranza di tutti: di chi fatica sul campo di battaglia, nel caldo, l’umidità, le malattie, l’isolamento, ma anche nella gioia di portare l’Amore di Gesù… perseveranza tanto preziosa ed indispensabile di chi, dall’altra barca, da una mano concreta affinché la pesca miracolosa non vada perduta.
La Chiesa chiama questo: cooperazione missionaria! Più volte il Papa ne ha parlato e l’ha incoraggiata, perché è più che un semplice aiuto tecnico. Si tratta di una caratteristica della missione stessa, come iscritta nella sua natura: non si evangelizza da soli! Più uniamo le forze, più moltiplichiamo le possibilità di seminare la Parola ovunque. E le terre di missione dimenticate quasi da tutti non mancano, sia da noi in Italia, sia ad gentes. Basta aprire gli occhi, cercare un po’, ed ecco che nuove vie di annuncio si aprono immediatamente.
Ma c’è ancora qualcosa che appare evidente quando si visita una missione come quella di Anajas. Quando l’”altra barca” si rende conto della bellezza della “pesca”, ha voglia di partecipare più da vicino alla pesca che non finirà mai fino alla Venuta in Gloria di Gesù! Mi spiego… Chi ha la chance di poter collaborare concretamente ad un progetto missionario come quello di Anajas, scopre poco a poco che evangelizzare non è un optional ma una gioia immensa. Sia i giovani che hanno potuto passare un tempo qui, sia gli amici che dall’Italia sostengono questa missione, possono rendersi conto dei frutti bellissimi, anche se semplici e senza pretese, di una tale cooperazione. Può capitare addirittura che qualcuno scopra la missione come nuova dimensione fondamentale della propria vita, e non solo come un piccolo aiuto puntuale. Si tratta di una specie di buon contagio… “da barca a barca”.
Ciò che viviamo tra l’Italia, la Francia ed il Brasile per questa piccola missione marajoara (nella Prelazia del Marajo’) si vive in tanti luoghi del mondo, senza gran pubblicità, nel nascondimento del seme che muore per portare frutto. Ma sono convinto che basterebbe poco per moltiplicare questo santo contagio missionario. Basta un “cenno”! Allora oso proporvi di fare più “cenni”, senza paura, senza vergogna, con entusiasmo e con convinzione, perché il Signore viene davvero e i cuori devono essere pronti per accoglierlo!
Chiediamo insieme allo Spirito Santo di ispirarci i “cenni” giusti, a tempo opportuno e a tempo non opportuno! Infonda in noi il coraggio di Pietro, di Paolo e della moltitudine di missionari che hanno permesso a tanti di incontrare Gesù.

In anticipo, vi auguro un Natale aperto a 360 gradi, a immagine del Cuore del Redentore!
Pier Aguila

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