Missionletter 41
Beati quelli che hanno perseverato!
Oggi, 5 settembre 2006, Festa della beata Madre Teresa di Calcutta, scrivo queste righe dal fondo della foresta amazzonica brasiliana, terra di missione “ad gentes”. 9 anni fa, un venerdì, giorno del “Ho sete” – parole di Gesù crocifisso scritte in tutte le cappelle delle Missionarie della Carità - nasceva in Cielo “la Madre”, mentre stava lavorando senza fermarsi, a servizio dei più poveri tra i poveri. In quel preciso istante del suo “transito”, avrebbe potuto dire con l’Apostolo S. Paolo:
“Ho combattuto
la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” (2Tm 4,7).
Egli afferma in Lc
21,19:
“Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”,
in un passo dove ci parla delle persecuzioni e della testimonianza da rendere al Vangelo:
“Questo vi darà occasione di render testimonianza” (v.13).
Testimoniando il Vangelo con perseveranza, si partecipa alla salvezza di se stesso e degli altri:
“chi
riconduce un peccatore dalla via di errore, salverà la sua anima dalla morte e
coprirà una moltitudine di peccati” (Gc 5,20).
Ad ogni suo discepolo Gesù vuole affidare una parte della sua missione, cioè della diffusione del Vangelo della Salvezza. Che il compito affidato sia piccolo o grande, il Signore conta sulla nostra fedeltà perché “chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto nel molto” (Lc 16,10). Quale gioia quando Gesù ci dirà:
“Bene, servo buono e fedele… sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,21).
Fedeltà
e perseveranza sono due sorelle inseparabili!
Nel suo testamento secondo S. Giovanni, Gesù afferma:
“In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv 15,8).
La parabola del seminatore ci spiega come portare molto
frutto: “Il seme caduto sulla terra buona
sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la
custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza” (Lc 8,15). Non basta un cuore buono, ci
vuole anche un cuore perseverante, che va fino in fondo, che non si ferma! Un
cuore che tiene duro! Con le proprie forze e con la potenza dello Spirito Santo
promessa da Gesù al momento dell’Ascensione (cfr. At 1,8).
Troppo
spesso l’evangelizzazione è vista come un’attività come le altre che i
Cristiani possono compiere o no, a seconda del loro stato d’animo o della loro
disponibilità! Non è la visione di Gesù! Evangelizzare è inseparabile
dell’essere discepolo dell’Unico del Salvatore del mondo, venuto a lanciare il
Fuoco del Vangelo sulla terra (cfr. Lc
12,49)! Gesù non si fermerà fino a quando tutti gli uomini non avranno
avuto l’occasione di sceglierlo come loro Salvatore! Se vogliamo davvero essere
i suoi discepoli, non possiamo lasciare a metà le missioni che ci affida.
Nell’evangelizzazione, la perseveranza non è una semplice virtù o un esercizio
ascetico! Fa parte della missione stessa! Facciamo tutto quel che possiamo, con
i nostri limiti ma con la forza di Dio che rende possibile l’impossibile, per
portare a compimento l’opera che ci è stata affidata: “la perseveranza è quella che deve portare a perfezione l’opera” (Gc 1,4). E se dubitiamo, ricordiamo che “fedele è colui che vi chiama: egli
porterà tutto a compimento” (1Ts
5,24). E’ lui il Fedele (cfr. Ap
1,5;3,14;19,11) che ci “amò sino alla
fine” (Gv 13,1).
La Parola di Dio abbonda per incoraggiarci a perseverare
e a non indietreggiare (cfr. Eb 10,39).
Abbiamo bisogno di perseveranza (cfr. Eb
10,36). Allora saremo proclamati beati perché abbiamo perseverato (cfr. Gc 5,11) e Gesù ci farà la stessa
promessa che ha fatta ai Dodici: “Voi
siete quelli che avete perseverato con me nelle prove; e io preparo per voi un
regno, come il Padre l’ha preparato per me” (Lc 22,28-29).
God bless you!
Pier Aguila

